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domenica 19 agosto 2012

Flying Over the Earth at Night.

From the Iss - International Space Station

Video Credit: Nasa

martedì 13 marzo 2012

La NOAA stima un 60% di probabilità di essere investiti da una nuova tempesta solare

www.meteoweb.eu
E’ pari al 60% la probabilità che nelle prossime 48 ore la Terra venga investita da una tempesta geomagnetica provocata dalle intense eruzioni solari dei giorni scorsi. La stima è dell’Agenzia statunitense per l’atmosfera e gli oceani, NOAA

Lo sciame di particelle prodotto dall’ultima grande esplosione solare è ora in rotta verso la Terra, riferiscono gli esperti dello Space Weather Prediction Center del NOAA, ma al momento è impossibile prevederne l’intensità. Di sicuro alle alte latitudini sarà possibile avvistare aurore spettacolari. L’espulsione di massa coronale che si è verificata attorno alle 5 del mattino del 9 marzo, avrebbe dovuto provocare forti tempeste geomagnetiche a partire da ieri mattina, mentre ieri è stata registrata soltanto una debole perturbazione nelle prime ore del pomeriggio.

L’esplosione solare, infatti, non ha coinvolto direttamente la Terra e i deboli disturbi osservati potrebbero essere stati causati proprio da questo vicino passaggio della tempesta. La violenta esplosione avvenuta nel tardo pomeriggio del 10 marzo dovrebbe invece coinvolgere la Terra la prossima notte, tra il 12 ed il 13 marzo, con eventi anche di forte entità. Nel frattempo il Sole si sta tranquillizzando e attualmente si registrano livelli di attività minima. In alcune regioni solari la situazione resta complessa, rilevano ancora gli esperti del NOAA, ma con chiari segni di indebolimento. In foto è possibile osservare gli effetti della recente tempesta solare.

Di Renato Sansone

Link articolo: www.meteoweb.eu



domenica 11 marzo 2012

Luci notturne dallo spazio. Seconda parte.

Ecco la seconda carrellata di immagini notturne del nostro pianeta viste dallo spazio. Fonte delle foto: Nasa.

Nord Ovest dell' Europa

Sud Italia

Milano

Montreal - Canada

A Nord della Cina

Link prima parte: Il blog di Canc

E non finisce qua. A breve la prossima puntata ...

sabato 10 marzo 2012

Luci notturne dallo spazio. Parte prima.

Di seguito propongo una prima carrellata di immagini notturne del nostro pianeta viste dallo spazio. Fonte delle foto: Nasa.

Dubai - Emirati Arabi Uniti





Sud Est degli Stati Uniti

Penisola Iberica

Midwest Stati Uniti con Aurora Boreale

India - Pakistan

A breve le prossime puntate ...

Link seconda parte: Il blog di Canc


Le tempeste solari, i danni conseguenti e le loro classificazioni.

Credit: Nasa
La meteorologia spaziale comincia dal Sole. Tutto comincia con un’eruzione che provoca un grande scoppio di luce, e dove le radiazioni conseguenti sono chiamate brillamenti solari. Una gigantesca nube di materiale solare, chiamata espulsione di massa coronale (CME), si mette in moto nello spazio, raggiungendo distanze considerevoli e arrivando ad impattare molto spesso contro il campo magnetico terrestre.

Le tempeste geomagnetiche si verificano quando le particelle cariche provenienti dalla nostra stella interagiscono a lungo con il campo magnetico. Se i campi magnetici puntano in direzione nord scorrono intorno alla Terra, provocando dei lievi cambiamenti, ma se puntano verso Sud, in direzione opposta ai campi magnetici terrestri, gli effetti possono essere molto intensi. Questi cambiano nel tempo la forma della magnetosfera, e rappresenta la fase iniziale di una tempesta geomagnetica. 

La fase successiva può durare più giorni, penetrando sempre di più nei pressi del pianeta. Durante questa fase si verificano le bellissime aurore boreali a latitudini sempre più basse. Come ben sappiamo, questa fase può danneggiare i satelliti presenti in orbita. La fase finale di una tempesta geomagnetica riporta allo stato originale la magnetosfera. Le tempeste non sempre richiedono un’espulsione di massa coronale. Lievi tempeste possono essere causate da un fenomeno chiamato regione di interazione co-rotante. Queste regioni di intensi campi magnetici si formano quando i venti solari ad altà velocità, sorpassano quelli più lenti, creando modelli complessi di fluttuanti campi magnetici. Anche questi possono interagire con la magnetosfera e creare da deboli a moderate tempeste geomagnetiche.

Credit: Nasa
CLASSIFICAZIONI
 
Le tempeste sono misurate da strumenti che misurano la variazione della componente orizzontale del campo magnetico. In base a questa misura, le tempeste geomagnetiche sono suddivise in categorie comprese tra la G1 (minore) e la G5 (estrema). Nei casi più estremi possono verificarsi seri danni alle reti elettriche, al funzionamento dei veicoli spaziali e ai satelliti di rilevamento. Le espulsioni di massa coronale e i brillamenti solari possono trasportare radiazioni composte da protoni e particelle cariche. La radiazione è bloccata dalla magnetosfera terrestre, la quale protegge la popolazione da effetti devastanti. 

Un esempio opposto è dato dagli effetti su Venere, priva di campo magnetico, sul quale parte dell’atmosfera viene praticamente sottratta dalle eruzioni più violente. Le tempeste di radiazioni solari vengono classificate su una scala che va da S1 (minore) a S5 (estreme), determinate dalla velocità delle perticelle solari in un dato spazio nell’atmosfera. Ai loro estremi, tempeste di radiazioni solari possono causare completi black-out alle alte frequenze radio, alla memoria e ai sistemi di imaging sui satelliti, l’avvelenamento da radiazioni agli astronauti all’esterno della magnetosfera terrestre, ed enormi black-out elettrici. 

I black-out radio si verificano quando uno scoppio di raggi X proveniente da un brillamento solare colpisce l’atmosfera terrestre. I raggi X disturbano uno strato dell’atmosfera terrestre nota come Ionosfera, attraverso la quale le onde radio viaggiano. I continui cambiamenti nella ionosfera modificano i percorsi delle onde radio che si muovono, degradando così le informazioni che trasportano. Questo riguarda sia l’alta che la bassa frequenza delle onde radio simili. La perdita di comunicazione radio a bassa frequenza provoca misurazioni GPS errate, e possono inoltre colpire le applicazioni che governano il posizionamento satellitare. I black-out radio vengono valutati su una scala da R1 (minore) a R5 (estremo).

Di Renato Sansone

Link articolo: www.meteoweb.eu



sabato 3 marzo 2012

Marte in opposizione alle 20:58. Sarà allineato con la Terra ed il Sole.

Marte in opposizione
Marte è da tempo immemorable il pianeta che ha appassionato maggiormente intere schiere di osservatori. Alle 20:58 di questa sera il pianeta rosso sarà in opposizione nella costellazione del Leone, allineato con la Terra ed il Sole. Marte si troverà in posizione opposta alla nostra stella, per cui appena il Sole tramonterà ad Ovest, il pianeta rosso comincerà ad essere visibile ad Est. Le opposizioni del pianeta si verificano in media ogni 26 mesi, anche se non tutte sono ugualmente favorevoli, in quanto la distanza può sensibilmente variare. L’ultima grande opposizione si è verificata nel 2003, mentre la prossima sarà soltanto nel 2018. Questa sera il pianeta si troverà a circa 100 milioni di chilometri dalla Terra, una distanza praticamente doppia a quella di 9 anni fa, dal momento che si troverà nel suo punto più lontano dal Sole. I termini per definire queste variazioni possono essere racchiusi in “grande opposizione, o perielica e piccola opposizione, o afelica”.  

Questa sera anche in un piccolo telescopio sarà possibile osservare le calotte polari del pianeta, che se seguite nel tempo, possono indicarci le stagioni marziane. Sarà inoltre possibile osservare qualche dettaglio superficiale. Per osservare le nubi in sospensione invece occorreranno strumenti di un certo rilievo o attendere periodi ancor più favorevoli. Nell’immagine qui accanto vi mostriamo Marte ripreso in un piccolo telescopio, attraverso il quale è possibile studiare e apprezzare il globo marziano. Periodicamente la sua superficie si rende invisibile a causa delle tempeste di sabbia che interessano tutto il pianeta, rendendo il suo disco praticamente privo di dettagli. Marte sarà alla sua minima distanza dalla Terra il 6 Marzo, quando sarà ad una distanza di 100.8 milioni di Km di distanza dal nostro pianeta. Attualmente è visibile per tutta la notte come una stella abbagliante arancio nel cielo orientale.

Il Pianeta Rosso
Ma se Marte in queste sere è capace di mostrare molti suoi dettagli, le sue lune Phobos e Deimos sono così piccole che anche in telescopi di grandi dimensioni appaiono come dei semplici punti luminosi. Phobos, la più grande, misura 23 Km, mentre Deimos soltanto 13 Km di larghezza. Entrambi i satelliti ruotano attorno a Marte in orbite quasi circolari e anche molto vicini al piano dell’equatore del pianeta. Phobos orbita a soli 6.000 km sopra la superficie marziana. Gli astronomi hanno dedotto che Phobos si sta avvicinando a Marte alla velocità di 1,8 centimetri l’anno e in teoria potrebbe schiantarsi su Marte in 40 o 50 milioni di anni. Prima che ciò accada, tuttavia, forti forze di marea indotte da Marte romperanno Phobos in una miriade di particelle che circonderanno Marte in una serie di anelli sottili. Deimos invece dista circa 20.000 Km dal pianeta rosso. 

A causa della estrema vicinanza dei satelliti, ci sono in realtà alcune aree di Marte dalle quali non è possibile osservarli, a causa del rigonfiamento di curvatura stessa del pianeta. Per tutte le latitudini oltre 83 gradi nord o sud dell’equatore di Marte, per esempio, Deimos non può mai essere visto. Phobos, essendo la più vicina delle due lune si muove in un’orbita ancora più bassa e non può mai essere visto da latitudini superiori a 70 gradi a nord o a sud dell’equatore marziano. Poiché le lune di Marte sia spostano quasi esattamente parallelamente all’equatore del pianeta, le migliori visuali di Deimos e Phobos sarebbero dall’equatore di Marte.

Di Renato Sansone

Link articolo: www.meteoweb.eu

Tornado devastanti negli Usa, almeno 28 morti tra Indiana, Kentucky e Ohio. La città di Marysville è sparita, danni anche nel Tennessee e in Alabama.

www.meteoweb.eu
Si aggrava di ora in ora il bilancio dei violenti tornado che da giorni colpiscono gli Stati Uniti centro/orientali: il bilancio delle vittime è salito a 28, ma è destinato ad aumentare ancora. Gli stati più colpiti sono Indiana, Kentucky e Ohio ma ci sono stati gravi danni anche nel Tennessee e in Alabama. Le squadre di soccorso hanno lavorato tutta la notte alla ricerca di sopravvissuti. Dal Midwest sono arrivate immagini surreali: uno scuolabus sfracassato contro una casa di mattoni, furgoni che galleggiano nei laghi, edifici di cemento ridotti in macerie e costruzioni in legno crollate come castelli di carta, roulotte ribaltate come macchinine giocattolo. Soltanto in Indiana nella giornata di venerdì le autorità hanno contato tredici vittime. “Dalle notizie che abbiamo raccolto, i danni peggiori sarebbero concentrati nell’Indiana sudorientale: si parla di vere e proprie devastazioni a Henryville e Marysville nella contea di Clark; oltre a Pekin e New Pekin nella Washington County” ha riferito la centrale informativa statale.

www.meteoweb.eu
Proprio la cittadina di Marysville, che conta circa duemila resident i e si trova a circa 65 chilometri da Louisville è “completamente sparita” come ha spiegato lo sceriffo del dipartimento, Chuck Adams. “Da ciò che sappiamo, Marysville non esiste più” ha dichiarato lapidario il senatore americano dell’Indiana Dan Coats in un’intervista alla Cnn.

Più a sud, il Dipartimento di Sanità del Kentucky ha confermato un totale di 12 morti. Il ‘Bluegrass State’ era stato travolto ieri da ben 13 tornado, stando agli ultimi rapporti della protezione civile locale. Altre due morti causate dal maltempo sono state annunciate dalle autorità del vicino Ohio. Nella contea di Clark, in Indiana le forze dell’ordine sono impegnate in una vera e propria lotta contro il tempo dopo che le strade statali sono rimaste bloccate da alberi e macerie, e la popolazione senza elettricità né collegamenti telefonici. I danni sono gravissimi, a causa della furia dei venti che hanno superato i 300km/h.

Link articolo e immagini: www.meteoweb.eu 

                            Tornado cancella cittadina - Corriere Tv

Così deve apparire un pianeta abitabile.

www.galileonet.it
Cosa vedrebbe un'ipotetica intelligenza extraterrestre, lontana milioni di chilometri da noi, che captasse la luce emessa dal nostro piccolo pianeta brulicante di vita? La domanda non è fine a se stessa, anzi: ribalta completamente il punto di vista di chi da anni è alla ricerca di esopianeti simili allaTerra. È come dire: se vogliamo trovare un pianeta che assomigli al nostro, dobbiamo sapere esattamente come questo appare. A porre la questione in questi termini è stato Michael Sterzik dello European Southern Observatory (Eso). Che dalle pagine di Nature ha anche fornito diverse informazioni per mettere insieme una prima risposta.

Da qualche tempo si è scatenata una vera e propria caccia a pianeti extrasolari potenzialmente abitabili. Si scruta lo Spazio remoto, alla ricerca di segnali (spettri di emissione di radiazioni) e poi si tenta di interpretare i dati per capire se si è in presenza di un corpo celeste con dimensioni paragonabili a quelle terrestri e per indovinarne le caratteristiche. Ma le cose sarebbero più semplici se si avesse già un punto di riferimento, qualcosa che indichi cosa cercare. Ed eccoci quindi alla domanda: che tipo di segnali visibili dallo Spazio emettono le forme di vita vegetale e l'atmosfera terrestri?

Per ottenere la firma spettrale del nostro pianeta, i ricercatori hanno usato un trucco: l'osservazione del cosiddetto raggio di Terra. “ La luce del Sole colpisce la Terra che la riflette verso la Luna: la superficie lunare, però, funziona come un enorme specchio che ci riflette a sua volta la nostra luce. E questo è quello che abbiamo osservato con il Very Large Telescope (in Cile, nda)”, ha spiegato Sterzik.

Gli astronomi hanno osservato sia il colore sia il grado di polarizzazione della luce riflessa (con una tecnica nota con il nome di spettropolarimetria) e hanno trattato queste informazioni come se riguardassero un esopianeta, cercando i segni della presenza di forme di vita organica. Si è tenuto conto soprattutto di alcuni indicatori, come la particolare combinazione di gas nell'atmosfera (che in generale è composta per il 78% azoto, per il 21% di ossigeno, e per l'1% di anidride carbonica e altri gas), che porta con sé le informazioni sulla biosfera. In pratica può essere considerata come l'impronta della vita.

Con un percorso a ritroso, da questa biofirma Sterzik e colleghi sono riusciti a dedurre che nell'atmosfera terrestre sono presenti nubi di vapore acqueo, che parte della superficie è costituita da oceani e che un'altra percentuale è coperta da vegetazione. Non è tutto: sono anche riusciti a rilevare i cambiamenti nella copertura nuvolosa e della presenza di piante in base alle diverse parti del pianeta che riflettono verso la Luna.

La luce che ci arriva da un pianeta distante è sopraffatta da quella della sua stella, quindi è molto difficile analizzarla. È come cercare di studiare un granello di polvere che si trova oltre una lampadina accesa ”, esemplifica Stefano Bagnulo dell' Armagh Observatory (nell'Irlanda del Nord), co-autore dello studio. “ Ma, a differenza della luce emessa da una stella, quella riflessa da un pianeta è polarizzata. In questo modo si riesce a isolare il segnale”, continua Bagnulo. 

Invece che cercare omini verdi, qualcuno d'ora in poi guarderà alle impronte verdi (o a qualcosa del genere). Magari con uno dei telescopi di prossima generazione, come lo European Extremely Large Telescope – 23 volte più potente nel captare la luce polarizzata rispetto al Very Large Telescope – che ha tra gli obiettivi proprio quello di cercare esopianeti abitabili.


Di Tiziana Moriconi

Link articolo: www.galileonet.it

Serie di tornado notturni sugli Stati Uniti dovuti ad un inverno troppo mite.

Credit: www.huffingtonpost.com
Nella notte di Mercoledì un’insolita presenza di tornado ha causato almeno 13 morti negli Stati Uniti, e precisamente a sud dell’Illinois, a nord del Missouri e nel Tennessee occidentale, come evidenziato in questo nostro articolo

Il tornado più potente ha toccato il suolo ad Harrisburg, nell’Illinois, con venti a circa 289 chilometri all’ora. La causa, secondo i meteorologi, sarebbe da imputare ad un inverno estremamente caldo sugli Stati uniti, che rappresenta un fattore importante per la creazione di questi fenomeni. “In presenza di inverni freddi è molto meno probabile avere tornado notturni”, dice Jeff Masters, direttore del sito Weather Underground

Secondo il National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), solo il 12% dei tornado si forma tra la mezzanotte e le sei del mattino. Questo perché le temperature cominciano a crollare dopo il tramondo, privando l’aria dell’ingrediente principale che permette la formazione di questi fenomeni: l’aria calda e umida, che alzandosi crea instabilità atmosferica, e quindi possibilità di temporali e appunto tornado. 

Ma l’inverno attuale dell’emisfero settentrionale è stato il più caldo dal 1890, per cui c’era molta energia nell’aria affinchè avvenissero questi fenomeni. Anche se tornado notturni non si verificano spesso, i fenomeni possono risultare mortali, perché colpiscono quando la maggior parte delle persone dormono. Nella giornata di oggi sussistono condizioni molto pericolose alla formazione di nuovi eventi vorticosi. In allerta sono il Kentucky ed il Tennessee.

Di Renato Sansone

Link articolo: www.meteoweb.eu

venerdì 2 marzo 2012

Le ultime novità sull’asteroide 2011 AG5.

Credit: NASA/JPL/Caltech/NEOPO
L’asteroide 2011 AG5 ha ricevuto tanta attenzione negli ultimi tempi a causa di una remota possibilità che possa colpire la Terra nei prossimi 28 anni. Questa roccia cosmica, della grandezza di 140 metri, è attualmente classificato con 1 sulla scala da 1 a 10 della Scala Torino, un metodo di classificazione del pericolo di impatto associato agli oggetti come asteroidi e comete. Al 26 Febbraio 2012, l’asteroide in questione è soltanto uno dei 8744 oggetti vicini alla Terra da noi scoperti. E’stato scoperto l’8 Gennaio 2011 da un gruppo di astronomi, grazie ad un telescopio Cassegrain da 1,5 metri in cima al Mount Lemmon, sulle mntagne a nord di Tucson, in Arizona. La sua attuale posizione nel cielo diurno, non consente di effettuare rilevazioni dai telescopi terrestri, per cui la sua orbita non è stata ancora determinata perfettamente. Le previsioni del suo cammino infatti possono subire drastiche variazioni, ma molto presto sarà possibile avere un quadro più dettagliato della situazione. “Nel settembre 2013, avremo l’opportunità di fare ulteriori osservazioni dell’asteroide quando sarà a circa 147 milioni di chilometri dalla Terra“, ha detto Don Yeomans, direttore del Near-Earth Object Program Office della NASA al Jet Propulsion Laboratory in Pasadena, in California. “Sarà l’occasione per osservare questa roccia spaziale e perfezionare i calcoli sulla sua orbita”, dice lo scienziato.

A causa della estrema rarità di un impatto con un asteroide vicino alla Terra di queste dimensioni, mi aspetto che saremo in grado di ridurre in modo significativo o escludere del tutto ogni probabilità di impatto per il prossimo futuro“, dice Yeomans. Osservazioni migliori saranno possibili nel 2015 e nel 2023, quando il corpo transiterà a circa 1,6 milioni di chilometri dal nostro pianeta. Nel 2028 l’asteroide sarà nuovamente in zona, arrivando a non meno di 16,7 milioni di chilometri.  Le probabilità attuali che l’asteroide possa colpirci nel Febbraio del 2040, sono soltanto di 1 su 625. Ma come per Aphopis, ci attendiamo che questa probabilità si riduca ulteriormente. Il programma Near-Earth Object, comunemente chiamato “Spaceguard,” scopre questi oggetti, caratterizza un sottoinsieme di essi, ne determina le loro orbite, per determinare la pericolosità per il nostro pianeta.

Di Renato Sansone

Link articolo: www.meteoweb.eu

martedì 28 febbraio 2012

Un grande asteroide potrebbe minacciare la Terra nel 2040. Partito il monitoraggio degli scienziati.

Credit: ESA - P.Carril
Gli scienziati stanno tenendo d’occhio un grosso asteroide che potrebbe costituire una seria minaccia di impatto sulla Terra tra pochi decenni. L’oggetto spaziale, che prende il nome di 2011 AG5, misura circa 140 metri di larghezza. Esso potrebbe passare molto vicino alla Terra e addirittura colpirla nel 2040, tanto che gli scienziati stanno cominciando a vagliare ipotesi per deviarne la traiettoria. Una squadra delle Nazioni Unite ha osservato ripetutamente l’asteroide che si avvicina alla Terra e ha calcolato le possibilità, seppur ridotte, che il corpo possa sbattere tra 28 anni sul nostro pianeta. 

L’oggetto è stato scoperto nel Gennaio del 2011 dall’osservatorio di Mount Lemmon Survey di Tucson, in Arizona. Anche se le dimensioni sono chiare, la sua massa non è al momento altrettanto nota.  “2011 AG5 è l’oggetto che attualmente ha le possibilità più elevate di colpire la Terra. Tuttavia, abbiamo osservato solo la metà della sua orbita, per cui questi calcoli vanno certamente perfezionati”, dice Detlef Koschny dell’Agenzia Spaziale Europea. Secondo Donald Yeomans, responsabile del programma Near-Earth Object presso il Jet Propulsion Laboratory a Pasadena, le probabilità di impatto, è bene dirlo, sono soltanto di 1 su 625, per il 5 Febbraio del 2040. Questa probabilità però potrebbe variare con il tempo e con successive osservazioni. “Fortunatamente, questo oggetto sarà osservabile dalla terra tra il 2013 ed 2016″, ha detto Yeomans.

Credit: Tony Dunn
 Il pericolo maggiore sta nel fatto che l’oggetto durante la sua orbita, potrebbe incontrare altri corpi capaci di dirottare anche lievemente la sua traiettoria, e spedirlo direttamente su di noi;  quindi nonostante la probabilità sia abbastanza remota, è bene tenere alta la guardia. Un primo approccio si dovrebbe avere nel 2023, quando l’asteroide sarà a soli 0,02 unità astronomiche (2,99 milioni di Km) dalla Terra. Un’unità astronomica infatti corrisponde alla distanza media tra la Terra ed il Sole, pari a circa 149.6 milioni di Km. Secondo una stima del JPL, la porzione di spazio attraverso la quale l’asteroide dovrebbe passare nel 2023 in modo che esista una reale possibilità di impatto con la Terra è di circa 100 Km di larghezza. 

Le probabilità di impatto potrebbero essere superiori anche ad Aphopis, l’asteroide che passerà ad una distanza ravvicinatissima con la Terra nel 2029 prima, e nel 2036 successivamente. Saranno quindi molto importanti le osservazioni tra il 2013 ed il 2016 per valutare le reali possibilità d’impatto. In risposta ad alcune lettere pervenute, la NASA, nella persona dell’amministratore Charles Bolden, ha detto che c’è ancora tanto tempo per passare ad una fase operativa. Questo non vuol dire che il caso non venga preso con la dovuta serietà, ma che è anche inutile affrontare mille problemi prima ancora di avere stime ufficiali in relazione al suo passaggio. Bolden fa riferimento al fatto che in futuro ci saranno tante osservazioni che permetteranno di capire se servono progetti immediati. Non resta quindi che attendere e sperare che l’asteoide voglia tenersi lontano dalla Terra.

Di Renato Sansone

Link articolo: www.meteoweb.eu

lunedì 27 febbraio 2012

Sono 760 i pianeti extrasolari scoperti dal 1995, ma si cerca il gemello della Terra.

www.meteoweb.eu
Per la maggior parte della storia, gli unici pianeti noti erano quelli visibili ad occhio nudo. Con l’invenzione del telescopio il numero dei pianeti del nostro sistema solare è salito a nove, per poi scendere a otto in virtù della “retrocessione” di Plutone a pianeta nano. Nel 1992 si ipotizzava la presenza di pianeti intorno ad una pulsar, mentre al 1995 risale la prima reale scoperta di un pianeta extrasolare orbitante attorno ad una stella della sequenza principale, denominato 51 Pegasi B

Successivamente si è verificato un vero e proprio boom di scoperte di questi oggetti, sino ad arrivare ai 760 attuali. La maggior parte sono pianeti giganti, i cosiddetti “pianeti gioviani caldi“, in quanto la loro dimensione li rende più facili da rilevare, ma gli astronomi credono in realtà che siano in inferiorità numerica rispetto a quelli di tipo roccioso come la Terra. Il reale obiettivo di queste scoperte infatti, oltre alla rilevanza scientifica, è quello di trovare pianeti rocciosi nella cosiddetta zona abitabile della stella, la porzione di spazio dove l’acqua può essere presente allo stato liquido e la temperatura ambientale ideale allo sviluppo della vita. 

Nel mese di Febbraio, gli astronomi hanno candidato il pianeta GJ 667Cc, di circa 4,5 volte la massa della Terra, come il mondo ideale ad ospitare la vita. Il Santo Graal della ricerca di pianeti extrasolari orbita alla giusta distanza dalla sua stella, ed è quindi nella famosa zona abitabile della stella. Lo strumento principale di ricerca è il telescopio spaziale Keplero della NASA, dal nome dell’astronomo tedesco Giovanni Keplero (nome originale Johannes Kepler). Il telescopio controlla la luminosità di oltre 145.000 stelle, e la sua tecnica è quella del transito del pianeta sulla sua stella. Attualmente ha identificato più di 2300 candidati pianeti extrasolari, la stragrande maggioranza dei quali probabilmente tali. Il telescopio continuerà le sue ricerche ininterrottamente, cercando il tanto atteso gemello della Terra.

Di Renato Sansone

Link articolo: www.meteoweb.eu

sabato 25 febbraio 2012

Vortice sottomarino fotografato dal satellite della Nasa.

Fonte Nasa
Il 26 dicembre 2011 al largo delle coste del Sud Africa è stata immortalata dal satellite della Nasa, Terra, una "gigantesca tempesta sottomarina". La notizia è stata pubblicata dal giornale britannico Daily Mail.

Il vortice presentava un diametro di ben 93 miglia e ruotava in senso antiorario. Il fenomeno, ribatezzato con il nome di "Eddy", sarebbe generato da ostacoli generali che deviano il flusso della corrente "Agulhas", che scorre lungo le coste sud orientali dell'Africa e attorno all'estremità dello stesso continente.


Questa corrente, considerata tra le più vaste ed intense sul Pianeta, trasporta acqua calda e salata dall'Oceano Indiano verso l'Atlantico meridionale, ed è spesso caratterizzata da turbolenze e vortici, tra cui quelli mastodontici come questo. 

Link articolo: Daily Mail
                     www.3bmeteo.com

Scienziati sotto shock, diminuisce l'altezza delle nuvole.

www.ecplanet.com
Secondo un nuovo studio finanziato dalla Nasa l'altezza delle nuvole sarebbe in diminuzione di circa l'1 per cento in media durante il primo decennio di questo secolo, questa è la conclusione a cui è arrivata l'ente spaziale statunitense sulla base dei dati satellitari della MISR, secondo gli scienziati questi risultati avranno implicazioni potenziali per il futuro del clima globale.

Il ricercatore Roger Davies ha detto che mentre il record è troppo breve per essere definitivo, fornisce un indizio che qualcosa di molto importante potrebbe essere in corso. Sarà necessaria una sorveglianza a lungo termine per determinare il significato della osservazione per le temperature globali. 

Una consistente riduzione dell'altezza delle nubi permetterebbe alla Terra di raffreddare lo spazio in modo più efficiente, riducendo la temperatura della superficie del pianeta e potenzialmente rallentare gli effetti del riscaldamento.

"Non sappiamo esattamente che cosa causa la diminuzione dell'altezza delle nuvole", dice Davies. "Ma deve essere dovuto ad un cambiamento nei modelli di circolazione che danno luogo a formazione di nubi ad alta quota".

Gli scienziati continueranno a monitorare i dati MISR attentamente per vedere se questa tendenza continuerà.

Siamo sicuri che questo fenomeno non sia da attribuire ad un intervento dell'uomo?

È in atto, su scala globale, un attacco al Pianeta Terra, una manipolazione climatica che potrebbe alterare degli equilibri in modo irreversibile, la pazzia dell'uomo sta distruggendo il pianeta e la natura che si riprenderà con gli interessi tutto quello che gli è stato profanato.

Link articolo: www.ecplanet.com

Fonte: terrarealtime.blogspot.com