Visualizzazione post con etichetta Sole. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sole. Mostra tutti i post

martedì 13 marzo 2012

La NOAA stima un 60% di probabilità di essere investiti da una nuova tempesta solare

www.meteoweb.eu
E’ pari al 60% la probabilità che nelle prossime 48 ore la Terra venga investita da una tempesta geomagnetica provocata dalle intense eruzioni solari dei giorni scorsi. La stima è dell’Agenzia statunitense per l’atmosfera e gli oceani, NOAA

Lo sciame di particelle prodotto dall’ultima grande esplosione solare è ora in rotta verso la Terra, riferiscono gli esperti dello Space Weather Prediction Center del NOAA, ma al momento è impossibile prevederne l’intensità. Di sicuro alle alte latitudini sarà possibile avvistare aurore spettacolari. L’espulsione di massa coronale che si è verificata attorno alle 5 del mattino del 9 marzo, avrebbe dovuto provocare forti tempeste geomagnetiche a partire da ieri mattina, mentre ieri è stata registrata soltanto una debole perturbazione nelle prime ore del pomeriggio.

L’esplosione solare, infatti, non ha coinvolto direttamente la Terra e i deboli disturbi osservati potrebbero essere stati causati proprio da questo vicino passaggio della tempesta. La violenta esplosione avvenuta nel tardo pomeriggio del 10 marzo dovrebbe invece coinvolgere la Terra la prossima notte, tra il 12 ed il 13 marzo, con eventi anche di forte entità. Nel frattempo il Sole si sta tranquillizzando e attualmente si registrano livelli di attività minima. In alcune regioni solari la situazione resta complessa, rilevano ancora gli esperti del NOAA, ma con chiari segni di indebolimento. In foto è possibile osservare gli effetti della recente tempesta solare.

Di Renato Sansone

Link articolo: www.meteoweb.eu



sabato 10 marzo 2012

Nuova tempesta solare in arrivo: l’energia complessiva è pari a 2 milioni di tonnellate di tritolo

www.meteoweb.eu
Le tempeste solari che stanno impattando in questi giorni contro il campo magnetico terrestre stanno mollando un pò la presa in queste ore, dove la nostra magnetosfera può ricompattarsi dopo l’estenuante difesa contro particelle energetiche e nubi di plasma in arrivo a grande velocità. Non ci sarà nemmeno il tempo di “rifiatare” però, che altre tempeste solari raggiungeranno il nostro pianeta nelle prossime ore, determinando nuove tempeste geomagnetiche

Un brillamento di classe M6 infatti, è stato visto esplodere nella giornata di ieri dalla superficie della nostra stella, innescando una nuova espulsione di massa coronale (CME) e conseguente vento solare in accentuazione. 

Nelle scorse notti aurore boreali spettacolari hanno illuminato i cieli delle alte latitudini, e torneranno a farlo non appena le particelle attaccheranno la protezione presente all’esterno del nostro pianeta. La tempesta in arrivo è al momento classificata nella categoria M, che indica un livello di intensità intermedio tra la classe C (la piu’ debole e praticamente priva di serie conseguenze) e la classe X (la più forte e rischiosa per il funzionamento di satelliti, telecomunicazioni e linee elettriche). A scatenare lo tsunami solare è ancora la stessa area attiva che nel giro di pochi giorni ha provocato ben due tempeste, chiamata AR1429

Nel frattempo il telescopio SDO (Solar Dynamics Observatory) della Nasa ha inviato a Terra i primi dati dello tsunami solare, che ha sollevato un getto di plasma, ossia di particelle elettricamente cariche, alto cento chilometri e lo ha scagliato nello spazio alla velocità di 250 chilometri al secondo, con un energia complessiva di 2 milioni di megatoni (pari a quella che liberata dall’esplosione di 2 milioni di tonnellate di tritolo). 

Secondo i modelli elaborati dal centro Goddard della Nasa è probabile che lo sciame di particelle possa raggiungere Marte il 13 marzo e che lungo il percorso possa colpire la sonda americana MSL (Mars Science Lab), sulla quale si trova il rover-laboratorio Curiosity. Potrebbe essere un anticipo di attività per il laboratorio destinato a cercare vita su Marte in quanto i suoi strumenti potrebbero registrare alcuni dati sul bombardamento di particelle che li investirà.

Di Renato Sansone

Link articolo: www.meteoweb.eu

Articolo precedente: Tempeste solari e aurore boreali.

Tempeste solari e aurore boreali.

www.media.inaf.it

L'ATTIVITA' SOLARE SI FA INTENSA

La NASA ha annunciato la seconda più intensa tempesta solare da quanto il sole ha ripreso la sua attività. A confronto con gli esperti dell'INAF, Alessando Bemporad e Mauro Messerotti. 
 
In queste ore il Sole è un vero e proprio sorvegliato speciale. Sono infatti numerosi i satelliti americani ed europei che lo stanno osservando, inviando a Terra dati aggiornati e immagini spettacolari. In prima fila ci sono gli osservatori della Nasa Sdo (Solar Dynamics Obervatory) e Soho (Solar and Heliospheric Observatory) e Ace (Advanced Composition Explorer), accanto al satellite europeo Proba 2.
 È molto probabile che d’ora in poi le informazioni che potranno dare saranno sempre più preziose, in quanto l’attività solare sta diventando sempre più intensa, fino a raggiungere il picco, previsto fra gennaio e febbraio 2013.

La frequenza con la quale compaiono macchie e spettacolari eruzioni sulla superficie solare è legata ad un ciclo nel quale periodi nei quali l’attività solare è debole si alternano a periodi nei quali il Sole si risveglia.
La durata di ciascun periodo è di circa 11 anni e nel dicembre 2008 si concluso un ciclo particolarmente lungo di debole attività solare.

”Adesso il Sole è tornato in attività e le eruzioni in corso sono già di un certo rilievo”, rileva l’astronomo Alessandro bemporad, dell‘Osservatorio di Torino dell‘Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf). Anche se il Sole non ha ancora raggiunto il massimo della sua attività, non è detto che le tempeste che potrebbero scatenarsi da oggi al prossimo anno diventino sempre più violente”.

“Attualmente le previsioni dell’evoluzione del ciclo solare sono poco attendibili”, prosegue Bemporad. “Secondo le previsioni più recenti – aggiunge – il prossimo massimo dell’attività solare potrebbe essere fra i più deboli finora osservati”, ma non è da escludere che tempeste violente possano avvenire anche quando il massimo dell’attività solare non e’ ancora stato raggiunto. Nel migliore dei casi le tempeste solari generate dallo scontro fra lo sciame di particelle provenienti dal Sole e il campo magnetico terrestre possono colorare il cielo dei Poli con bellissime aurore, ma nei casi più gravi le tempeste possono danneggiare i satelliti, provocando problemi nelle telecomunicazioni”.

“Per ora si sono verificati dei black out nelle telecomunicazioni a onde corte, ma in seguito si potrebbero registrare problemi ben più rilevanti alle telecomunicazioni satellitari e interruzioni ai sistemi Gps”. A elencare i possibili effetti della tempesta solare sulla Terra è Mauro Messerotti esperto di fisica solare e relazioni Sole-Terra dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Trieste. “Il flusso di particelle generato dalla tempesta spaziale, impropriamente definita solare, va a perturbare il campo geomagnetico della Terra con effetti su molte delle nostre tecnologie”, ha detto l’esperto. La tempesta è iniziata subito dopo la mezzanotte del 7 marzo. “Si è verificato un brillamento – ha spiegato Messerotti – il secondo più intenso del ciclo di attività solare. A questo primo ne è seguito un altro, meno intenso. Questo ha generato un flusso di particelle, in particolare di protoni che ha investito i sistemi spaziali”.

A parte qualche danno alle nostre tecnologie, non ci dovrebbero essere problemi diretti sull’uomo. “Se si escludono gli astronauti, non ci sono prove evidenti che dimostrino un impatto delle tempeste spaziali dirette sull’uomo”, ha precisato Messerotti. “Al massimo ci possono essere problemi sugli aerei che forse saranno costretti a modificare i propri piani di volo”, ha aggiunto. In ogni caso non ci troviamo dinanzi a una tempesta particolarmente eccezionale. “Rientra nella normale attività del sole”, ha sottolineato l’esperto.”Nulla a che vedere – ha continuato – con la super-tempesta solare del 1859, causata da un brillamento intensissimo osservato dall’astronomo inglese Richard Carrington che causò tempeste geomagnetiche, aurore polari e correnti elettriche indotte nei telegrafi”. Certo è che “se si verificasse oggi una super-tempesta – ha concluso l’esperto – questa avrebbe un impatto notevole sulle attività umane con, ad esempio, distruzione di satelliti, prolungati black-out della fornitura di corrente elettrica, delle comunicazioni radio e dei sistemi GPS”.

Link articolo: www.media.inaf.it

Articolo precedente: Le tempeste solari, i danni conseguenti e le loro classificazioni

Le tempeste solari, i danni conseguenti e le loro classificazioni.

Credit: Nasa
La meteorologia spaziale comincia dal Sole. Tutto comincia con un’eruzione che provoca un grande scoppio di luce, e dove le radiazioni conseguenti sono chiamate brillamenti solari. Una gigantesca nube di materiale solare, chiamata espulsione di massa coronale (CME), si mette in moto nello spazio, raggiungendo distanze considerevoli e arrivando ad impattare molto spesso contro il campo magnetico terrestre.

Le tempeste geomagnetiche si verificano quando le particelle cariche provenienti dalla nostra stella interagiscono a lungo con il campo magnetico. Se i campi magnetici puntano in direzione nord scorrono intorno alla Terra, provocando dei lievi cambiamenti, ma se puntano verso Sud, in direzione opposta ai campi magnetici terrestri, gli effetti possono essere molto intensi. Questi cambiano nel tempo la forma della magnetosfera, e rappresenta la fase iniziale di una tempesta geomagnetica. 

La fase successiva può durare più giorni, penetrando sempre di più nei pressi del pianeta. Durante questa fase si verificano le bellissime aurore boreali a latitudini sempre più basse. Come ben sappiamo, questa fase può danneggiare i satelliti presenti in orbita. La fase finale di una tempesta geomagnetica riporta allo stato originale la magnetosfera. Le tempeste non sempre richiedono un’espulsione di massa coronale. Lievi tempeste possono essere causate da un fenomeno chiamato regione di interazione co-rotante. Queste regioni di intensi campi magnetici si formano quando i venti solari ad altà velocità, sorpassano quelli più lenti, creando modelli complessi di fluttuanti campi magnetici. Anche questi possono interagire con la magnetosfera e creare da deboli a moderate tempeste geomagnetiche.

Credit: Nasa
CLASSIFICAZIONI
 
Le tempeste sono misurate da strumenti che misurano la variazione della componente orizzontale del campo magnetico. In base a questa misura, le tempeste geomagnetiche sono suddivise in categorie comprese tra la G1 (minore) e la G5 (estrema). Nei casi più estremi possono verificarsi seri danni alle reti elettriche, al funzionamento dei veicoli spaziali e ai satelliti di rilevamento. Le espulsioni di massa coronale e i brillamenti solari possono trasportare radiazioni composte da protoni e particelle cariche. La radiazione è bloccata dalla magnetosfera terrestre, la quale protegge la popolazione da effetti devastanti. 

Un esempio opposto è dato dagli effetti su Venere, priva di campo magnetico, sul quale parte dell’atmosfera viene praticamente sottratta dalle eruzioni più violente. Le tempeste di radiazioni solari vengono classificate su una scala che va da S1 (minore) a S5 (estreme), determinate dalla velocità delle perticelle solari in un dato spazio nell’atmosfera. Ai loro estremi, tempeste di radiazioni solari possono causare completi black-out alle alte frequenze radio, alla memoria e ai sistemi di imaging sui satelliti, l’avvelenamento da radiazioni agli astronauti all’esterno della magnetosfera terrestre, ed enormi black-out elettrici. 

I black-out radio si verificano quando uno scoppio di raggi X proveniente da un brillamento solare colpisce l’atmosfera terrestre. I raggi X disturbano uno strato dell’atmosfera terrestre nota come Ionosfera, attraverso la quale le onde radio viaggiano. I continui cambiamenti nella ionosfera modificano i percorsi delle onde radio che si muovono, degradando così le informazioni che trasportano. Questo riguarda sia l’alta che la bassa frequenza delle onde radio simili. La perdita di comunicazione radio a bassa frequenza provoca misurazioni GPS errate, e possono inoltre colpire le applicazioni che governano il posizionamento satellitare. I black-out radio vengono valutati su una scala da R1 (minore) a R5 (estremo).

Di Renato Sansone

Link articolo: www.meteoweb.eu



venerdì 9 marzo 2012

La violenta tempesta solare danneggia le telecamere della sonda Venus Express.

Credit: Nasa
Le forti radiazioni provenienti da una delle tempeste solari più intense degli ultimi anni hanno temporaneamente danneggiato la sonda Venus Express in orbita intorno a Venere. I responsabili della missione sono ora al lavoro per risolvere il problema. La sonda si trova molto più vicina al Sole che alla Terra, e le sue telecamere non sono più in grado di osservare tutte le stelle in quanto “accecate” dalla forte attività solare. Gli operatori di bordo hanno il pieno controllo di Venus Express, ma si affidano soltanto ai giroscopi di bordo e alle correzioni manuali per cercare di ripristinare le telecamere. 

Gli esperti avevano informato del rischio derivante da queste nubi di plasma incandescente e dalle particelle cariche provenienti dal Sole, che avrebbero potuto causare danni ai satelliti e alle sonde spaziali. Fortunatamente il guasto non dovrebbe essere permanente, in quanto la sonda già in passato ha mostrato dei problemi legati alla alta attività solare. Ma questa volte le telecamere sono fuori uso da ben 40 ore, un lasso di tempo insolitamente lungo. Sino ad ora “gli occhi” della sonda non si erano mai spenti oltre le 32 ore, per cui questo evento rappresenta una sorta di evento eccezionale. 

I funzionari dell’ESA avvertono che i disagi potrebbero durare anche dei giorni, anche perché il Sole non accenna a calmarsi. “Non ci piace essere in questo tipo di situazione. Normalmente queste sonde sono molto autonome, ma questo ci obbliga a fare un sacco di operazioni manuali che normalmente non si fanno”, dice Paolo Ferri, capo delle operazioni dell’ESA. Alla fine, la navicella dovrebbe tornare alle normali operazioni, ma i funzionari dell’ESA continueranno a monitorare attentamente la situazione e mantenere il controllo della sonda. Nel frattempo i responsabili della missione hanno sospeso molte funzioni a bordo di Venus Express fino a quando le cose non torneranno alla normalità. “Non stiamo partendo dal presupposto che questo tipo di problema è permanente“, ha detto Ferri. “Il Sole passa normalmente attraverso aumenti e diminuzioni della sua attività, e abbiamo bisogno di un breve periodo di tranquillità per recuperare le telecamere.“ Ed effettivamente la tempesta solare non può continuare per sempre.

Di Renato Sansone

Link articolo: www.meteoweb.eu



giovedì 8 marzo 2012

E’in atto la tempesta solare più intensa degli ultimi 5 anni: allerta per il traffico aereo.

Credit: Nasa
E’in atto la tempesta solare più intensa degli ultimi 5 anni, e secondo gli esperti di meteorologia spaziale potrà causare disturbi ai satelliti, alle reti elettriche e alle reti di comunicazione per le prossime 24 ore. Due intensi flare solari hanno eruttato dalla superficie della nostra stella Martedì scorso, espellendo un’onda di plasma e particelle cariche verso la Terra. Dopo un’accelerazione sino a 6.4 milioni di Km/h, questa eruzione di materiale, chiamata espulsione di massa coronale (CME), si è diretta verso la Terra. La tempesta dovrebbe creare forti perturbazioni a causa di una strana combinazione di intense emissioni magnetiche, radio e radiazioni, il che la rende la più forte tempesta solare globale dal Dicembre 2006, anche se secondo i funzionari di meteorologia spaziale il flare che l’ha generata non è stato il più potente. L’eruzione solare ha raggiunto la Terra alle 11:45 (ora italiana) in modo soltanto radente, ma le particelle continueranno ad interagire con il campo magnetico terrestre per tutta la giornata. La CME scatenerà probabilmente un’intensa tempesta geomagnetica e le radiazioni potrebbero interagire con i satelliti in orbita intorno al nostro pianeta. Potrebbero verificarsi problemi di comunicazione per tutti gli aerei che volano sopra le calotte polari terrestri, e alcuni aerei di linea hanno già adottato misure precauzionali. “C’è la possibilità di correnti indotte sulle reti elettriche“, ha detto ai giornalisti Joseph Kunches, uno specialista in metereologia spaziale dell’Amministrazione Nazionale Oceanica ed Atmosferica degli Stati Uniti (NOAA, nell’acronimo in inglese). “Gli operatori di reti elettriche sono stati tutti allertati. Potrebbero iniziare a verificarsi alcune correnti indotte indesiderate“, dice lo scienziato.

Gli effetti di questa tempesta solare è probabile che durino per 24 ore, con stascichi nelle ore successive. Si attendono le aurore boreali più intense dell’anno anche a latitudini molto basse, con possibili interruzioni di comunicazioni radio ad alta frequenza, problemi ai sistemi di posizionamento globale (GPS), gli oleodotti, i topografi, alcune attività agricole e appunto reti elettriche, dicono gli scienziati della NASA in un comunicato. Non dovrebbero essere interessati invece i GPS delle nostre automobili. Gli effetti del bombardamento verso il nostro campo magnetico si osserverà attraverso le luci delle aurore boreali in quelle aree dove naturalmente è notte, anche se la luce della Luna potrebbe leggermente interferire con l’evento. Al momento non sussitono pericoli per la salute umana, in quanto il nostro campo magnetico offre una degna protezione alla tempesta. Il Sole è nella sua fase ascendente verso il picco massimo che si verificherà nel 2013. Prepariamoci dunque a convivere con queste tempeste che di norma, divengono sempre più frequenti ed intense in prossimità del massimo solare.

Di Renato Sansone

Link articolo:  www.meteoweb.eu

Forte tempesta geomagnetica attesa per domattina. In arrivo intense aurore boreali.

Credit: Nasa
L’imponente regione attiva AR1429 ha scatenato un altro flare solare importante di classe X5, questa notte alle 1:28 ora italiana. Il Solar Dynamics Observatory della NASA ha registrato il flash nell’estremo ultravioletto. La sua eruzione ha lanciato una luminosa espulsione di massa coronale nello spazio, ripresa dal Solar and Heliospheric Observatory.

Gli analisti del laboratorio di meteorologia spaziale Goddard dicono che la la nube in rapido movimento raggiungerà la Terra nella mattinata di domani, alle 7:25 (Ora italiana con un errore di più o meno 7 ore), innescando una forte tempesta geomagnetica. Il flare ha inviato anche protoni energetici verso la Terra, innescando una tempesta solare di classe S3

Tale tempesta rappresenta un fastidio notevole per i satelliti in orbita, causando riavvii occasionali dei computer di bordo e l’aggiunta di rumore per i sistemi di imaging. Una tempesta geomagnetica debole è in realtà già in corso, seguita da impatti di espulsioni di massa coronale più deboli che hanno raggiunto il nostro pianeta alle 5 del mattino. Subito dopo l’evento, il fotografo Shawn Malone, ha fotografato un’aurora boreale dalle rive del Lago Superiore: “Sono stato molto fortunato a riprendere questa esplosione di attività che è rimasta attiva per circa un’ora. L’aurora infatti splendeva nonostante la luce della Luna”, dice Malone. Nelle prossime notti dovrebbero verificarsi della aurore intense, forse tra le più spettacolari degli ultimi mesi.

Di Renato Sansone

Link articolo: www.meteoweb.eu

sabato 3 marzo 2012

Marte in opposizione alle 20:58. Sarà allineato con la Terra ed il Sole.

Marte in opposizione
Marte è da tempo immemorable il pianeta che ha appassionato maggiormente intere schiere di osservatori. Alle 20:58 di questa sera il pianeta rosso sarà in opposizione nella costellazione del Leone, allineato con la Terra ed il Sole. Marte si troverà in posizione opposta alla nostra stella, per cui appena il Sole tramonterà ad Ovest, il pianeta rosso comincerà ad essere visibile ad Est. Le opposizioni del pianeta si verificano in media ogni 26 mesi, anche se non tutte sono ugualmente favorevoli, in quanto la distanza può sensibilmente variare. L’ultima grande opposizione si è verificata nel 2003, mentre la prossima sarà soltanto nel 2018. Questa sera il pianeta si troverà a circa 100 milioni di chilometri dalla Terra, una distanza praticamente doppia a quella di 9 anni fa, dal momento che si troverà nel suo punto più lontano dal Sole. I termini per definire queste variazioni possono essere racchiusi in “grande opposizione, o perielica e piccola opposizione, o afelica”.  

Questa sera anche in un piccolo telescopio sarà possibile osservare le calotte polari del pianeta, che se seguite nel tempo, possono indicarci le stagioni marziane. Sarà inoltre possibile osservare qualche dettaglio superficiale. Per osservare le nubi in sospensione invece occorreranno strumenti di un certo rilievo o attendere periodi ancor più favorevoli. Nell’immagine qui accanto vi mostriamo Marte ripreso in un piccolo telescopio, attraverso il quale è possibile studiare e apprezzare il globo marziano. Periodicamente la sua superficie si rende invisibile a causa delle tempeste di sabbia che interessano tutto il pianeta, rendendo il suo disco praticamente privo di dettagli. Marte sarà alla sua minima distanza dalla Terra il 6 Marzo, quando sarà ad una distanza di 100.8 milioni di Km di distanza dal nostro pianeta. Attualmente è visibile per tutta la notte come una stella abbagliante arancio nel cielo orientale.

Il Pianeta Rosso
Ma se Marte in queste sere è capace di mostrare molti suoi dettagli, le sue lune Phobos e Deimos sono così piccole che anche in telescopi di grandi dimensioni appaiono come dei semplici punti luminosi. Phobos, la più grande, misura 23 Km, mentre Deimos soltanto 13 Km di larghezza. Entrambi i satelliti ruotano attorno a Marte in orbite quasi circolari e anche molto vicini al piano dell’equatore del pianeta. Phobos orbita a soli 6.000 km sopra la superficie marziana. Gli astronomi hanno dedotto che Phobos si sta avvicinando a Marte alla velocità di 1,8 centimetri l’anno e in teoria potrebbe schiantarsi su Marte in 40 o 50 milioni di anni. Prima che ciò accada, tuttavia, forti forze di marea indotte da Marte romperanno Phobos in una miriade di particelle che circonderanno Marte in una serie di anelli sottili. Deimos invece dista circa 20.000 Km dal pianeta rosso. 

A causa della estrema vicinanza dei satelliti, ci sono in realtà alcune aree di Marte dalle quali non è possibile osservarli, a causa del rigonfiamento di curvatura stessa del pianeta. Per tutte le latitudini oltre 83 gradi nord o sud dell’equatore di Marte, per esempio, Deimos non può mai essere visto. Phobos, essendo la più vicina delle due lune si muove in un’orbita ancora più bassa e non può mai essere visto da latitudini superiori a 70 gradi a nord o a sud dell’equatore marziano. Poiché le lune di Marte sia spostano quasi esattamente parallelamente all’equatore del pianeta, le migliori visuali di Deimos e Phobos sarebbero dall’equatore di Marte.

Di Renato Sansone

Link articolo: www.meteoweb.eu

domenica 26 febbraio 2012

Espulsione di massa coronale in arrivo nei prossimi minuti sulla Terra. Tra due giorni colpirà anche Marte.

www.meteoweb.eu
Una espulsione di massa coronale (CME) lanciata dal Sole lo scorso 24 Febbraio, sembra destinata dunque a colpire sia la Terra che Marte. Secondo gli analisti del laboratorio di meteorologia spaziale a Goddard, la nube dovrebbe raggiungere la Terra oggi, 26 febbraio, in questi minuti, e il pianeta rosso tra due gorni. Questo tipo di previsioni hanno però delle ore di incertezza, per cui il nostro campo magnetico potrebbe essere colpito anche tra 5-7 ore. L’impatto della nube solare potrebbe innescare una tempesta geomagnetica di classe G2, mettendo in allerta le alte latitudini per spettacolari aurore boreali e forse creando disturbi alle apparecchiature elettroniche. 

Se la previsione fosse corretta, l’espulsione di massa coronale potrebbe colpire anche il rover Mars Curiosity della NASA il 27 Febbraio. Il rover, in rotta verso il pianeta rosso a bordo della sonda Mars Science Lab, è dotato di un sensore di radiazione in grado di rilevare particelle energetiche accelerate dalla passaggio della CME. Un evento però non inedito. E’ inutile ripeterci, in quanto grazie al massimo solare negli ultimi tempi abbiamo assistito a molti eventi di questo genere. Ma ci teniamo a dire che non è in arrivo nulla di catastrofico, almeno per la popolazione. A richiare in questi casi sono i satelliti in orbita, i sistemi di navigazione e le apparecchiature elettriche.

Di Renato Sansone

Link articolo: www.meteoweb.eu

domenica 19 febbraio 2012

Tornado avvistato dalla NASA sulla superficie del Sole. Il video del fenomeno.

www.meteoweb.eu
Il Solar Dynamics Observatory della NASA, che registra costantemente video in alta definizione del Sole, ha catturato delle incredibili immagini di un tornado sulla superficie solare. Il video del tornado mostra vorticose fontane di plasma che strisciano sulla superficie della nostra stella durante un periodo di 30 ore tra il 7 e l’8 Febbraio. Ma a differenza dei tornado terrestri che sono basati esclusivamente su fenomeni legati al vento, le trombe d’aria di plasma avvistate sul Sole sono modellate dal potente campo magnetico della nostra stella. Nel video il materiale di plasma che presenta temperature inferiori appare più scuro sullo sfondo luminoso.  La sonda SDO ha registrato il video nella gamma ultravioletta estrema dello spettro della luce, dando al film una tonalità giallo inquietante. La NASA ha rilasciato il nuovo video per celebrare il secondo anniversario della missione della sonda, lanciata l’11 febbraio 2010. Costata 850 milioni di dollari, la navicella sta affrontando una missione quinquiennale al fine di registrare video ad alta definizione, e per aiutare gli astronomi a comprendere come i cambiamenti del ciclo solare possano influire sulla vita della Terra. Come più volte ribadito il Sole si trova nel suo ciclo 24 e raggiungerà il picco della sua massima attività nel 2013.

di Renato Sansone


Link articolo: www.meteoweb.eu