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sabato 28 luglio 2012

Il fratello minore della Terra - UCF-1.01

Rappresentazione artistica
del pianeta 'fratello' della Terra
UCF-1.01
(fonte: NASA/JPL-Caltech)
 
 

Gli studiosi della University of Central Florida (UCF), coordinati dall'americano Kevin Stevenson, grazie al telescopio spaziale Spitzer della Nasa hanno scoperto il "fratello minore" della Terra, il piu' piccolo pianeta mai scoperto all'esterno del Sistema Solare.

Il "nuovo" pianeta, chiamato UCF-1.01, presenta temperature incandescenti, fino a 600 gradi, praticamente privo di atmosfera e ruota rapidamente attorno alla sua stella, una nana rossa denominata GJ 436, in appena 1,4 giorni terrestri. Il diametro è di 8.400 km, due terzi rispetto a quello della Terra e si trova a 33 anni luce da noi.

Secondo uno degli autori della ricerca, Joseph Harrington, la vicinanza cosi forte alla stella potrebbe aver sciolto la superficie del pianeta extrasolare e ''UCF-1.01 potrebbe anche essere coperto in magma''.

Lorenzo Canciani

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lunedì 12 marzo 2012

L’effervescente Via Lattea

www.media.inaf.it
BOLLE GALATTICHE

Un corpo di volontari di oltre 35mila astronomi, alla caccia, su dati del telescopio spaziale Spitzer, delle bolle della Via Lattea, scoprendone oltre 5000

Di Francesco Rea

5000 bolle nella nostra galassia. A gonfiarle sono le nuove calde giovani stelle che fanno della Via Lattea una galassia ancora “effervescente”, come le bollicine fanno dello champagne.

A scoprirle un cospicuo numero di volontari, oltre 35mila, che hanno utilizzato i dati del telescopio Spitzer scoprendo più di 5.000 “bolle” nel disco della nostra galassia Via Lattea. Giovani, stelle calde che soffiano queste bolle, con le polevri e il gas circostante, indicando così le aree di formazione stellare più recenti.

“Questi risultati ci fanno sospettare che la Via Lattea sia molto più attiva di formazione stellare di quanto si pensasse”, dice Bressert Eli, che sta svolgendon un dottorato di astrofisica presso l‘European Southern Observatory e studente dell’Università di Exeter, in Inghilterra, co-autore di un documento presentato alle Monthly Notices della Royal Astronomical Society.

E se i programmi realizzati per il computer fanno fatica ad individuare le bolle cosmiche, gli occhi e delle menti umane fanno un ottimo lavoro nell’individuare i segni distintivi delle bolle. Il progetto “la Via Lattea attinge alla saggezza delle folle”, richiede che siano almeno in cinque i ricercatori a contrassegnare una potenziale bolla prima della sua inclusione nel nuovo catalogo.

Le bolle contrassegnati dai volontari variano in dimensione e forma sia a causa della distanza che a causa delle variazioni della nube di gas.

“Il progetto (Project Milky Way) ha evidenziato che quasi un terzo delle bolle rispondono a ‘gerarchie’, bolle più piccole si trovano intorno al cerchio di bolle più grandi”, ha detto Matthew Povich, Postdoctoral Fellow National Science Foundation Astronomy and Astrophysics presso Penn State, University Park, e co-autore della carta. “Questo suggerisce che nuove generazioni di formazione stellare vengono generate dalle bolle in espansione”.

Ma forse la sorpresa più grande di questo lavoro è che queste bolle siano più numerose su entrambi i lati del centro galattico. “Ci si aspetterebbe di avre un picco di formazione stellare nel centro galattico, perché è lì che la maggior parte del gas è denso”, ha detto Bressert. “Alla fine questo progetto ci sta portando più domande che risposte”.

Inoltre, gli utenti di Project Milky Way hanno individuato molti altri fenomeni, quali ammassi stellari e nebulose oscure, così come gassosi “nodi verdi” e “oggetti sfocati rossi”. Nel frattempo, il lavoro con le bolle continua.

Link articolo: www.media.inaf.it

domenica 4 marzo 2012

L’arcobaleno infrarosso di Orione.

Immagine combinata delle osservazioni
del telescopio Spitzer della NASA
e della missione Herschel dell'ESA.
I dati di Spitzer, a lunghezze d’onda di
8 e 24 micron, sono resi in blu.
Quelli di Herschel, a 70 e 160 micron,
sono invece rappresentati
rispettivamente in verde e rosso.
Crediti: NASA/ESA/JPL-Caltech/IRAM
NOTATO UNO SFARFALLIO FRA LE GIOVANI STELLE

Osservazione congiunta per i telescopi Herschel e Spitzer delle due agenzie spaziali ESA e NASA. La coppia di occhi infrarossi inquadra la culla stellare della Nebulosa di Orione: una miriade di stelle allo stato embrionale avvolte in nubi di gas e polveri. 

Di Marco Malaspina
Spitzer ed Herschel come Starsky e Hutch. I due telescopi spaziali – il primo targato ESA, il secondo NASA – escono in missione in coppia con un obiettivo comune: perlustrare la Nebulosa di Orione per cogliere sul fatto la formazione delle stelle. Entrambi sensibili all’infrarosso, i due satelliti sono complementari: i sensori di Spitzer rendono al meglio con le onde più corte del vicino infrarosso, la porzione di spettro prossima alla luce visibile, mentre quelli di Herschel sono stati progettati per il lontano infrarosso, al confine con le microonde. E nel corso dell’appostamento mettono a segno un colpo da maestro, assistendo in diretta a una sorta di rito d’iniziazione: il processo turbolento e rissoso – fatto di bruschi innalzamenti e abbassamenti di temperatura – che porta le giovani stelle verso l’età adulta.

La visione a infrarossi dei due telescopi ha inquadrato una regione della Nebulosa di Orione popolata da una miriade di stelle allo stato embrionale avvolte in nubi di gas e polveri. Quando queste nubi si raggrumano per effetto della gravità, danno origine a globuli densi e caldi, avvolti e alimentati da dischi di materia. Nel corso di centinaia di migliaia di anni, alcune di queste protostelle aggregano una quantità di materiale sufficiente a innescare nel nucleo una fusione nucleare, accendendo così una nuova stella.

Nel corso dell’inverno e della primavera 2011, Herschel ha perlustrato questa regione del cielo una volta a settimana per sei settimane, raccogliendo con lo strumento PACS (Photodetector Array Camera and Spectrometer) gli indizi della presenza di particelle di polvere fredda. Nel frattempo, il “collega” Spitzer si è fatto carico di tenere sott’occhio la polvere più calda, che emette a lunghezze d’onda più corte. Combinando i dati così raccolti, gli astronomi hanno notato che la luminosità di molte fra le stelle più giovani ha subito, nell’arco di appena qualche settimana, variazioni superiori al 20 percento.

Poiché questo sfarfallio proviene dall’emissione infrarossa della materia fredda, il punto da cui ha origine deve trovarsi distante dal cuore caldo delle giovani stelle, probabilmente nel disco esterno o nel gas che le avvolge. Una distanza che la materia più esterna, nella sua discesa a spirale verso il cuore della stella, dovrebbe impiegare anni, se non addirittura secoli, per colmare. E non certo poche settimane. Com’è dunque possibile che le variazioni avvengano in un lasso di tempo così breve? Due le ipotesi degli astronomi. Una possibilità è che filamenti grumosi di gas s’incanalino verso le zone centrali della stella, innalzando temporaneamente la temperatura quando il disco interno viene raggiunto. Oppure, le variazioni potrebbero essere dovute all’ombra generata da accumuli occasionali di materiale sul bordo interno del disco.

Link articolo: www.media.inaf.it/2012/03/01/arcobaleno-infrarosso-orione

Link correlato: I gas, le polveri e le stelle della costellazione di Orione - Il blog di Canc