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domenica 11 marzo 2012

Astronomia: una gemella della nebulosa Trifida.

Credit: Adam Block,
Mt. Lemmon SkyCenter,
University of Arizona
Qualche osservatore occasionale del cielo potrebbe pensare di conoscere questa nebulosa associandola alla nebulosa Trifida. Situata a 2100 anni luce dalla Terra e vasta circa 3 anni luce, in realtà NGC 1579 è una nebulosa famosa soltanto per la sua notevole somiglianza alla nebulosa Trifida del Sagittario, che è in realtà un oggetto soltanto simile ma ben distinto e separato. 

Questo oggetto si trova invece nella costellazione del Perseo, in una posizione molto più a nord della gemella. Il contrasto di colori tra il blù ed il rosso la rende un magnifico oggetto, mentre le corsie scure sulla sua superficie rappresentano delle strisce di polvere nelle regioni centrali della nebulosa. L’oggetto è di tipo a riflessione, ossia splende grazie alla luce riflessa delle sue stelle. 

Ma a differenza della Trifida, in NGC 1579 il bagliore rossastro non è l’emissione di nubi e gas incandescenti di idrogeno eccitato dalla luce ultravioletta proveniente da una stella calda limitrofa. La polvere invece diminuisce drasticamente, si arrossa e diffonde la luce proveniente da una stella giovane di grande massa, essa stessa forte emettitrice di luce del caratteristico colore rosso dell’H-alfa.

Di Renato Sansone

Link articolo: www.meteoweb.eu

domenica 4 marzo 2012

I gas, le polveri e le stelle della costellazione di Orione.

Credit: Rogelio Bernal Andreo
(Deep Sky Colors)
La costellazione di Orione possiede molto di più di tre semplici stelle allineate. Una profonda esposizione mostra tutti i segreti che nasconde quest’area di cielo, dalle nebulose oscure agli ammassi stellari, racchiuse tra ciuffi gassosi nel complesso nebuloso molecolare di Orione. Le tre stelle più brillanti visibili all’estrema sinistra sono le famose tre stelle che compongono la cintura di Orione. 

Appena sotto Alnitak, la più bassa delle tre stelle della cintura, ecco la Nebulosa Fiamma, splendente grazie all’idrogeno eccitato e immersa in filamenti di polvere marrone scuro. Appena a destra di Alnitak si trova la Nebulosa Testa di Cavallo, una rientranza scura di polvere densa che ha forse le forme nebulari più conosciute del cielo. In alto a destra si trova M42 (dal catalogo Messier), la famosa Nebulosa di Orione, un calderone energetico di gas tumultuoso visibile anche ad occhio nudo che sta dando vita ad un nuovo ammasso stellare aperto. Subito a sinistra di M42 è visibile una nebulosa a riflessione dal colore bluastro a volte chiamata “Running Man”, che ospita molte nebulose blù. Gli oggetti ripresi in questa meravigliosa fotografia distano da noi circa 1500 anni luce.

Di Renato Sansone

Link articolo:  www.meteoweb.eu

L’arcobaleno infrarosso di Orione.

Immagine combinata delle osservazioni
del telescopio Spitzer della NASA
e della missione Herschel dell'ESA.
I dati di Spitzer, a lunghezze d’onda di
8 e 24 micron, sono resi in blu.
Quelli di Herschel, a 70 e 160 micron,
sono invece rappresentati
rispettivamente in verde e rosso.
Crediti: NASA/ESA/JPL-Caltech/IRAM
NOTATO UNO SFARFALLIO FRA LE GIOVANI STELLE

Osservazione congiunta per i telescopi Herschel e Spitzer delle due agenzie spaziali ESA e NASA. La coppia di occhi infrarossi inquadra la culla stellare della Nebulosa di Orione: una miriade di stelle allo stato embrionale avvolte in nubi di gas e polveri. 

Di Marco Malaspina
Spitzer ed Herschel come Starsky e Hutch. I due telescopi spaziali – il primo targato ESA, il secondo NASA – escono in missione in coppia con un obiettivo comune: perlustrare la Nebulosa di Orione per cogliere sul fatto la formazione delle stelle. Entrambi sensibili all’infrarosso, i due satelliti sono complementari: i sensori di Spitzer rendono al meglio con le onde più corte del vicino infrarosso, la porzione di spettro prossima alla luce visibile, mentre quelli di Herschel sono stati progettati per il lontano infrarosso, al confine con le microonde. E nel corso dell’appostamento mettono a segno un colpo da maestro, assistendo in diretta a una sorta di rito d’iniziazione: il processo turbolento e rissoso – fatto di bruschi innalzamenti e abbassamenti di temperatura – che porta le giovani stelle verso l’età adulta.

La visione a infrarossi dei due telescopi ha inquadrato una regione della Nebulosa di Orione popolata da una miriade di stelle allo stato embrionale avvolte in nubi di gas e polveri. Quando queste nubi si raggrumano per effetto della gravità, danno origine a globuli densi e caldi, avvolti e alimentati da dischi di materia. Nel corso di centinaia di migliaia di anni, alcune di queste protostelle aggregano una quantità di materiale sufficiente a innescare nel nucleo una fusione nucleare, accendendo così una nuova stella.

Nel corso dell’inverno e della primavera 2011, Herschel ha perlustrato questa regione del cielo una volta a settimana per sei settimane, raccogliendo con lo strumento PACS (Photodetector Array Camera and Spectrometer) gli indizi della presenza di particelle di polvere fredda. Nel frattempo, il “collega” Spitzer si è fatto carico di tenere sott’occhio la polvere più calda, che emette a lunghezze d’onda più corte. Combinando i dati così raccolti, gli astronomi hanno notato che la luminosità di molte fra le stelle più giovani ha subito, nell’arco di appena qualche settimana, variazioni superiori al 20 percento.

Poiché questo sfarfallio proviene dall’emissione infrarossa della materia fredda, il punto da cui ha origine deve trovarsi distante dal cuore caldo delle giovani stelle, probabilmente nel disco esterno o nel gas che le avvolge. Una distanza che la materia più esterna, nella sua discesa a spirale verso il cuore della stella, dovrebbe impiegare anni, se non addirittura secoli, per colmare. E non certo poche settimane. Com’è dunque possibile che le variazioni avvengano in un lasso di tempo così breve? Due le ipotesi degli astronomi. Una possibilità è che filamenti grumosi di gas s’incanalino verso le zone centrali della stella, innalzando temporaneamente la temperatura quando il disco interno viene raggiunto. Oppure, le variazioni potrebbero essere dovute all’ombra generata da accumuli occasionali di materiale sul bordo interno del disco.

Link articolo: www.media.inaf.it/2012/03/01/arcobaleno-infrarosso-orione

Link correlato: I gas, le polveri e le stelle della costellazione di Orione - Il blog di Canc